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di Turi Grasso
26 Maggio 2026
dal Sito Web
MEER
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Turi Grasso
Ingegnere di formazione, da oltre trent'anni
affianca all'attività professionale un intenso impegno
sociale, promuovendo, attraverso associazioni
internazionali di servizio, progetti per la pace nel
Mediterraneo e per il riconoscimento dei diritti umani,
in particolare
di donne e bambini. |

In un mondo
anestetizzato
dal rumore incessante
delle notizie,
il vero pericolo non
è soltanto la guerra,
ma l'assuefazione
collettiva
alla possibilità
della catastrofe
Viviamo in un'epoca definita da una "policrisi":
conflitti bellici
che minacciano di degenerare in scontri globali, emergenze
climatiche e una disinformazione che agisce come un anestetico sulle
coscienze.
Le notizie sono moltissime e si sta generando
nella popolazione quasi un rifiuto alla semplice analisi delle
stesse. Sta quasi passando inosservato il pericolo che incombe
sull'umanità di una guerra mondiale.
Due interviste rilasciate da due personalità di
rilievo, Jeffrey Sachs 1 e Tamir Pardo,
2
potrebbero rappresentare l'ultima occasione
per neutralizzare le mine messe in atto da
Trump e
Netanyahu, pronte ad esplodere per distruggere loro stessi e
parte dell'umanità.
La "Sindrome del Comando Supremo"
e la Guerra non necessaria
Il 27 aprile 2026, Jeffrey Sachs - economista di fama
mondiale e consulente ONU - ha rilasciato un'intervista al
giornalista Tucker Carlson sulla guerra in Iran e
sull'alleanza USA-Israele.
Sachs adotta una linea critica ferocissima verso
la politica estera statunitense, definendo il conflitto attuale come
una "war of choice" (una guerra non necessaria). 3-4
Secondo Sachs, dagli anni Novanta in poi, Washington è stata guidata
dal desiderio di un controllo totale sul Medio Oriente, una vera
"Sindrome del Comando Supremo" (Full-Spectrum Dominance).
Questa strategia, influenzata dai
Neoconservatori, ha l'obiettivo di garantire a Israele
un'egemonia regionale assoluta, agendo come un "braccio armato" che,
per dare sicurezza a Israele, distrugge e destabilizza tutti i
vicini sovrani.
"Israele vuole il dominio militare per
rovesciare i governi che si oppongono al Grande Israele. Da lì
nasce l'idea israeliana di una guerra perpetua."
Sachs nella citata intervista così si esprime:
Quindi, Israele vuole il dominio militare,
per rovesciare i governi che si oppongono al Grande Israele. Da
lì nasce l'idea israeliana di una guerra perpetua in Medio
Oriente.
Il documento Clean Break del 1996 si
concentrava su Iraq, Siria e Libano, con l'Iran come
preoccupazione a lungo termine. Una lista più ampia di sette
paesi - governi da rovesciare in soli cinque anni - è stata
descritta dal generale Wesley Clark nel 2007, riportando
un promemoria del Pentagono che gli era stato mostrato poco dopo
il 11 settembre.
Quella lista includeva,
Iraq, Siria, Libano, Libia, Somalia,
Sudan e Iran.
Israele ha ora coinvolto gli Stati Uniti in
tutte e sette queste guerre.
Sei hanno portato a bagni di sangue e
disastri. La Libia è ancora in guerra civile. Il Sudan,
incredibilmente, è in due guerre civili, perché abbiamo diviso
il paese e ora ognuna di queste due parti ha la propria guerra
civile.
La Somalia ha a malapena un governo - c'è un
governo, con un primo ministro molto gentile che conosco, ma che
nel paese ha appena ordine. Il Libano è un paese invaso e
praticamente distrutto.
In Siria, Stati Uniti e Israele hanno
lavorato per 15 anni, dall'epoca di Obama fino all'anno scorso,
per rovesciare il governo - un'operazione attiva e segreta di
cambio di regime.
In Iraq, nella guerra del 2003 e nel disastro
che durò anni dopo. E l'Iran fu l'ultima guerra combattuta.
Quindi, sei dei sette paesi sono nel caos. Dal punto di vista di
Israele,
"Ottimo. Ci piace il caos. Siamo
l'egemone militare di tutta quella regione, dalla Libia
all'Iraq. Non riescono a rimettersi in sesto.
Cosa potrebbe esserci di meglio?"
Il settimo è l'Iran. È proprio questo che
stiamo affrontando ora...
In definitiva Sachs, senza enfasi retorica, ma
con massima forza concettuale, scrive che non si tratta di una serie
di errori o guerre sfortunate, ma di una strategia consapevole:
la
distruzione di Stati e il caos permanente come strumento di dominio.
Il Controllo delle Risorse -
Petrolio e Gas
Sachs definisce la presenza americana in Medio Oriente come una
forma di neo-colonialismo energetico.
Egli denuncia il furto di risorse, ricordando
come le truppe americane occupino illegalmente zone della Siria per
sottrarre petrolio al popolo siriano.
L'attuale escalation con l'Iran riguarda il
controllo dello Stretto di Hormuz.
Chi controlla quello stretto controlla l'economia di,
Gli USA preferirebbero il rischio di una guerra
mondiale piuttosto che accettare che una nazione non allineata come
l'Iran abbia questo potere negoziale.
Il Legame di "Mutua Sopravvivenza"
tra Trump e Netanyahu
Attualmente, i due attori principali della destabilizzazione
mondiale sembrano essere Trump e Netanyahu.
Trump, con la sua smisurata sete di potere,
si crede imbattibile.
Netanyahu, dal canto suo, è obbligato a
credere nell'imbattibilità di Trump per la propria incolumità:
nel momento in cui cadesse questa
certezza, verrebbe probabilmente arrestato dalla parte
"sana" del popolo israeliano.
Questo è un legame di "mutua sopravvivenza".
Per entrambi, la geopolitica è diventata una
questione di sopravvivenza legale. Netanyahu affronta processi per
corruzione e il mantenimento di uno stato di guerra perenne gli
serve a giustificare l'emergenza, rendendo politicamente e
legalmente impossibile la sua rimozione.
In Israele esiste una frattura profonda.
Metà del Paese vede in Netanyahu un pericolo
per la democrazia stessa. Se la guerra dovesse fermarsi senza
una vittoria "totale" (che Sachs definisce impossibile), la
pressione per le dimissioni e il carcere diventerebbe
insostenibile.
Negli Stati Uniti, Sachs sottolinea che,
il popolo americano è stanco delle "guerre
eterne".
Tuttavia, il sistema politico (quello che Carlson
chiama spesso The Deep State o The Blob) 5
sembra procedere su un binario morto, indipendentemente dal volere
popolare, alimentato
dall'industria bellica.
Il pericolo maggiore che Sachs evidenzia è l'illusione della
potenza, perché quando un leader si crede "imbattibile" (Trump)
o "indispensabile" (Netanyahu), è probabile che si tenda a
ignorare i segnali di allarme.
Sachs, infatti, avverte che l'Iran del 2026 non è
l'Iraq del 2003.
Ha alleati potenti (BRICS,
Russia,
Cina) e capacità tecnologiche
che rendono la "sete di potere" americana un rischio
esistenziale...
Se gli USA e Israele dovessero calcolare male la
risposta iraniana, l'intera struttura economica su cui poggia il
dollaro potrebbe crollare.
Sachs sostiene che questo sia un errore tragico, perché cercando di
mantenere il "Comando Supremo" attraverso la forza,
Trump e Netanyahu stanno in realtà
accelerando il declino dei loro stessi Paesi.
In questo scenario, la verità di Sachs non è solo
un'analisi accademica, ma una denuncia del narcisismo politico dove
il destino di milioni di persone è legato ai problemi giudiziari o
alle ambizioni di pochi uomini al comando.
Il Centro Mondiale del Potere
Leggendo l'intervista a Sachs mi sono chiesto,
ma la "parte sana" del popolo, sia in
America che in Israele, ha ancora la forza di fermare questa
deriva prima che si arrivi a un punto di non ritorno?
Poi ho riflettuto sul fatto che la stessa domanda
dovrebbe, con maggiore forza, esse rivolta a chi gestisce il massimo
potere economico mondiale, che chiamerò, per semplificare, "Centro
mondiale del potere", intendendo con ciò quel sistema integrato
di interessi che regge l'equilibrio globale:
l'intersezione tra l'alta finanza, il
complesso militare-industriale e i grandi gruppi energetici.
È infatti ormai ben noto che tutto ciò che accade
ha sempre una matrice prevalentemente di interessi economici,
dunque, a mio avviso, è quel centro di potere che dovrebbe temere
più dei altri il "punto di non ritorno".
Un punto che non potrebbe più essere come
l'ultima guerra mondiale, perché oggi potrebbe coinvolgere il mondo
intero senza possibilità di frenare ciò che partendo potrebbe
facilmente degenerare.
Su quello che ho definito "Centro Mondiale del Potere" e sul timore
del punto di non ritorno si trova un riscontro molto preciso proprio
nelle parole di Jeffrey Sachs durante l'intervista.
Sachs, in quanto economista che ha operato ai
vertici delle istituzioni globali, non analizza la crisi solo in
termini politici o militari, ma come rottura dell'architettura
finanziaria, energetica e logistica mondiale.
È in questa chiave che individua i pilastri che
spiegano perché oggi il potere economico globale tema profondamente
l'escalation.
A differenza dei conflitti del passato (Vietnam, Iraq), la crisi
attuale ha colpito un nervo scoperto del sistema globale:
lo Stretto di Hormuz.
Qui emerge con chiarezza la contrapposizione tra
Ideologia e Interessi.
Mentre i leader politici (Trump, Netanyahu)
parlano di "vittoria" in termini ideologici e simbolici, il potere
economico guarda ai numeri:
da quello stretto transita circa il 20%
dell'energia mondiale e il 30% dei fertilizzanti.
Il rischio è sistemico.
Se Hormuz venisse chiuso o se le infrastrutture
energetiche fossero distrutte, non esisterebbe alcun vincitore.
L'intero sistema dei petrodollari e la catena di approvvigionamento
globale collasserebbero.
Per questo, secondo Sachs, una guerra totale oggi
non rappresenta un'opportunità di profitto - come fu in parte la
Seconda guerra mondiale - ma un suicidio finanziario che il
"Centro mondiale del potere" teme più di ogni altra cosa.
La Tecnologia come "Moltiplicatore
di Disastri"
Un altro elemento è il ruolo della tecnologia.
Sachs mette in guardia contro una degenerazione
incontrollabile del conflitto legata all'uso dell'Intelligenza
Artificiale in ambito militare, citando esplicitamente il caso
Palantir. 6
Una guerra moderna, basata su droni, algoritmi e IA, può scalare in
pochi minuti verso il nucleare o verso la distruzione delle
infrastrutture vitali:
satelliti, reti energetiche, Internet
globale.
Questo rappresenta il vero punto di non
ritorno...
A differenza del 1945, oggi la velocità della distruzione supera
quella della diplomazia. Il potere economico sa che, in uno scenario
del genere, non esisterebbero né rifugi sicuri né tempi per
ricostruire sulle macerie.
La diplomazia come ultima spiaggia
Sachs sostiene (specialmente nei suoi interventi del
2024-2026) che la vera minaccia esistenziale per
Israele non siano
Hamas o l'Iran, ma il suo stesso governo estremista.
Sachs descrive gli Stati Uniti come "ubriachi di
arroganza" (drunk with arrogance), fornendo a Israele una
copertura diplomatica e militare che gli permette di ignorare il
diritto internazionale.
Sachs conclude l'intervista dicendo che esiste una off-ramp
(una via d'uscita).
Questa via non viene proposta per bontà d'animo,
ma per puro realismo economico.
Il "Centro del Potere" potrebbe essere
l'unico soggetto in grado di imporre a Trump e Netanyahu di
fermarsi, semplicemente perché la distruzione totale dell'Iran
(e la conseguente reazione globale) renderebbe i loro capitali
privi di valore in un mondo in cenere.
È una visione cinica, ma paradossalmente è la
nostra più grande speranza:
che l'avidità di chi gestisce il mondo sia
più forte della sete di gloria di chi lo governa.
La "Vergogna" di Tamir Pardo - Un
collasso Morale
A completare questo quadro tragico interviene Tamir Pardo, ex
capo del Mossad.
Il 28 aprile 2026, dopo aver visto le violenze
dei coloni israeliani in Cisgiordania, ha dichiarato:
"Mia madre è sopravvissuta all'Olocausto e
ciò che ho visto mi ha ricordato gli eventi accaduti contro gli
ebrei nel secolo scorso.
Mi ha fatto vergognare di essere ebreo".
L'Intervista ha squarciato il velo
dell'indifferenza israeliana. 7
La forza del suo intervento non risiede solo nella critica politica,
ma nel parallelo storico. Quando un uomo che ha guidato il Mossad
afferma che ciò che vede in Cisgiordania gli ricorda i racconti
della madre sull'Olocausto, non sta facendo retorica:
-
sta segnalando un collasso morale interno
che precede quello militare
-
la violenza dei coloni non è un
incidente, ma una strategia di "annessione de facto"
sostenuta dal governo
La sua denuncia non riguarda solo la violenza dei
coloni nei villaggi di Burin e Hamra - dove i palestinesi vengono
marchiati, umiliati e privati dell'acqua - ma la complicità
strutturale del governo.
Secondo Pardo, lo Stato non è vittima
dell'anarchia, ma architetto di un sistema che "getta le basi per il
prossimo 7 ottobre".
La Complicità Statunitense - Un
Pericolo Globale
Secondo Sachs, il sostegno incondizionato degli Stati Uniti non è
"amicizia", ma una forma di complicità che spinge il Medio Oriente
verso una guerra regionale totale (coinvolgendo potenzialmente
l'Iran).
Pardo descrive l'orrore sul campo, mentre l'economista
Jeffrey Sachs (Columbia University) ne delinea la cornice
globale, definendo la situazione a Gaza e in Cisgiordania come una,
"partnership pubblico-privata tra Israele e
Stati Uniti".
Infatti, secondo Sachs, il governo Netanyahu non
agisce nel vuoto:
è protetto, finanziato e armato da una
Washington che ha perso la bussola morale e strategica.
-
Sachs accusa gli Stati Uniti di usare il proprio
potere di veto
all'ONU per proteggere crimini che il resto del mondo
ha già condannato. Per Sachs, l'influenza dei neoconservatori e dei
"sionisti cristiani" negli USA ha reso la politica estera americana
ostaggio di un'agenda radicale che spinge verso una guerra regionale
totale, specialmente
contro l'Iran.
-
Come sottolineato da Sachs nella sua Lettera Aperta al Ministro
Sa'ar (2025), Israele si sta isolando dal genere umano. Mentre 147 paesi riconoscono lo Stato di
Palestina, gli USA e Israele rimangono soli a bloccare l'unica
via per la pace: la soluzione a due stati.
-
La politica estera USA è ostaggio di dinamiche
interne (lobbismo e voti evangelici),
mettendo a rischio la fornitura energetica mondiale e la pace
globale per sostenere l'agenda dei coloni radicali.
L'incapacità dell'Europa e il
Punto di Non Ritorno
Sachs è impietoso verso l'Europa, definendola,
priva di una politica estera autonoma e
complice dell'instabilità per non aver imposto sanzioni ai
ministri estremisti israeliani...
L'Unione
Europea si limita a sussurrare "preoccupazione",
distruggendo la propria credibilità morale agli occhi del Sud
Globale.
Sachs mette in guardia anche contro l'uso dell'Intelligenza
Artificiale in ambito militare (citando il caso Palantir), che può
far scalare un conflitto verso il nucleare in pochi minuti.
Oggi, la velocità della distruzione supera quella
della diplomazia.
Conclusione
Se la voce dei "generali" (Pardo) e quella degli
"intellettuali" (Sachs) coincidono, significa che il tempo
della diplomazia sta scadendo.
Il rischio non è solo la distruzione di Gaza o
della Cisgiordania o del Libano, ma la trasformazione di Israele in
un che verrà isolato, emarginato o escluso dalla comunità
internazionale a causa del suo comportamento politico, militare o
dei valori che rappresenta e il trascinamento dell'Occidente in un
conflitto senza fine.
Il mondo del 2026 si trova a un bivio. Non possiamo permetterci il
lusso dell'indifferenza.
La Pace deve tornare a essere ciò che è sempre
stata:
il terreno comune su cui costruire il futuro
dei nostri figli, libera dalle contese di parte e fondata sul
diritto inalienabile di ogni essere umano a vivere libero dalla
paura.
Come ha sostenuto Sachs, con una visione cinica,
forse la nostra più grande speranza è legata
ai forti interessi del "Centro Mondiale del Potere", indicandolo
come l'unico soggetto in grado di fermare Trump e Netanyahu, e
non per motivi umanitari, ma perché una guerra totale
distruggerebbe i flussi energetici e renderebbe i loro capitali
privi di alcun valore.
Video anche CUI...
In questo video, Sachs approfondisce
proprio il concetto di come l'illusione di poter controllare
l'escalation militare sia l'errore fatale che rischia di trascinare
l'intera economia globale verso il collasso definitivo.
Note
-
Jeffrey D. Sachs è un economista
statunitense, professore universitario e analista politico
noto a livello internazionale per il suo lavoro su sviluppo
sostenibile, povertà globale, economia internazionale e
geopolitica. È una delle figure più influenti (e ultimamente
controverse) del panorama economico e geopolitico mondiale
degli ultimi quarant'anni. È un uomo che ha vissuto "dentro"
le stanze del potere globale per poi diventarne uno dei
critici più forti. Fa parte di un'élite intellettuale
globale che include accademici, diplomatici dell'ONU e
giornalisti d'inchiesta (come Roberto Savio, delegato per
l'Italia dell'Università per la Pace delle Nazioni Unite (UPEACE)
e ora Tucker Carlson, pur partendo da posizioni diverse) che
sono convinti che l'attuale gestione del potere mondiale
stia portando l'umanità verso un vicolo cieco.
-
Tamir Pardo, è un ex alto
dirigente dell'intelligence israeliana, noto soprattutto per
essere stato direttore del Mossad (il servizio segreto
estero di Israele) dal 2011 al 2016. È un ex capo del Mossad
che, una volta fuori dall'incarico, ha rotto il tradizionale
silenzio dell'intelligence israeliana, assumendo posizioni
pubbliche critiche nette sulla politica di sicurezza e sul
futuro democratico di Israele, cosa rara per un ex capo del
Mossad. In particolare: ha messo in guardia contro una
deriva etno nazionalista in Israele, ha parlato del rischio
di uno "Stato di apartheid" se non si risolve la questione
palestinese, ha sostenuto che la sicurezza non può essere
garantita solo con la forza militare. Questo lo ha reso una
voce "eretica" rispetto alla linea del governo durio guidato
da Benjamin Netanyahu.
-
An Interview with Jeffrey D. Sachs by
Tucker Carlson On the war in Iran, the US - Israel alliance,
and the choice of an off-ramp.
-
Economist Jeffrey Sachs: Iran war a
‘long-planned project,' Sachs warns of global economic
fallout.
-
Deep State / The Blob indicano
l'insieme di apparati, élite e reti di potere permanenti che
influenzano le decisioni strategiche dello Stato oltre il
controllo democratico, garantendo continuità alle politiche
di sicurezza e intervento indipendentemente dai governi
eletti.
-
Deep State (apparati
permanenti dello Stato che mantengono continuità e
potere reale indipendentemente dai cambi di
governo).
-
The Blob (establishment
della politica estera e di sicurezza.).
In definitiva: Complesso
militare‑industriale, apparati di sicurezza e intelligence
(CIA, NSA), ecc.
-
Palantir è una società di intelligence
dei dati che usa l'intelligenza artificiale per analizzare
grandi quantità di informazioni e supportare decisioni,
anche militari. Software che controlla tutto persone
comprese e che trasforma dati in decisioni strategiche. È
Un'azienda che fornisce strumenti di sorveglianza e analisi
dati usati da governi ed eserciti.
-
Ex-Mossad Chief Compares Settler
Violence to Holocaust.
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