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di Blas Moreno
14 Novembre 2023
dal Sito Web
ElOrdenMundial
traduzione di
Nicoletta Marino
Versione originale in spagnolo

Bombardamento
israeliano
sulla città libanese di Tiro nel 2006.
Fonte: Masser (Flickr)
Israele da decenni
attua la "Dottrina Dahiya",
un termine non ufficiale per
bombardamenti sproporzionati
contro i territori in cui operano i suoi nemici.
L'obiettivo, come è stato fatto in
Libano e a Gaza,
serve a impedire che lo attacchino di nuovo...
La
Dottrina Dahiya è una strategia
militare israeliana che consiste nel bombardare in modo massiccio e
indiscriminato le aree urbane per sconfiggere rapidamente il nemico
e dissuaderlo dall'attaccare nuovamente Israele.
Prende il nome da un quartiere della zona sud di Beirut, la capitale
del Libano, dove la milizia sciita libanese
Hezbollah aveva il suo quartier generale durante la
guerra del Libano del 2006.
Israele
ha bombardato Dahiya per settimane, riducendo il
quartiere in macerie, ma non è riuscito a eliminare Hezbollah.
Il generale israeliano Gadi Eizenkot ha
formulato la Dottrina Dahiya in un'intervista
al quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth nel 2008.
Egli ha
affermato:
"Quello che è successo a Dahiya (Dahie)
nel 2006 accadrà a qualsiasi città che attaccherà Israele [...].
Useremo una forza sproporzionata e causeremo distruzioni
diffuse. Per noi, questi non sono centri urbani popolati da
civili.
Sono obiettivi militari.
Eizenkot era stato nominato capo del Comando Nord
delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) subito dopo la guerra
del 2006 e ricopriva tale incarico quando ha rilasciato
l'intervista.
Ha poi ricoperto la carica di comandante in capo delle Forze di
Difesa Israeliane tra il 2015 e il 2019 ed è stato membro del
parlamento.
Nell'ottobre del 2023, è entrato a far parte del
governo di unità nazionale guidato
da Benjamin Netanyahu come ministro senza portafoglio, in
seguito allo scoppio della
guerra con Hamas.
Dahiya - La Dottrina della
Punizione Collettiva
La "Dottrina Dahiya" non è un termine ufficiale delle Forze di
Difesa Israeliane (IDF), ma è stata utilizzata da diversi analisti
militari israeliani.
L'ex colonnello Gabi Siboni lo ha fatto in un
articolo del 2008:
"A seguito dell'inizio delle ostilità, le
Forze di Difesa Israeliane devono agire immediatamente, con
decisione e con una forza sproporzionata."
"Una risposta così mirerà a infliggere danni e punire il nemico
al punto da costringerlo ad affrontare una lunga e costosa
ricostruzione".
L'obiettivo, ha aggiunto Siboni, sarà:
"Ridurre al minimo la durata della guerra" e
"rendere assolutamente chiaro che lo Stato di Israele non
accetterà tentativi di sovvertire la calma ai suoi confini".
In altre parole, far sì che chiunque attacchi
Israele paghi un prezzo così alto – in termini di vite umane,
infrastrutture e così via – da indurlo a desistere dal farlo.
I bombardamenti indiscriminati mirano ad accorciare la guerra anche
in un altro modo:
convincendo la popolazione colpita dai
bombardamenti a smettere di sostenere gruppi ostili a Israele,
come Hezbollah in Libano o
Hamas
nella
Striscia di Gaza.
Secondo un altro analista israeliano,
Giora Eiland, Israele dovrebbe garantire che una nuova
guerra contro Hezbollah comporti,
"la distruzione delle infrastrutture e le
intense sofferenze inflitte alla popolazione" del Libano.
Come ha affermato un altro editorialista ebreo, "tutti
i Libanesi sono Nasrallah", riferendosi al leader di
Hezbollah, Hassan Nasrallah.
Una Strategia Criminale?
La Dottrina Dahiya è, pertanto:
una strategia di punizione collettiva che
potrebbe costituire un
crimine di
guerra.
Secondo il
diritto internazionale umanitario,
in un conflitto bisogna agire in modo proporzionato ed evitare, per
quanto possibile, la morte di civili.
La
Quarta Convenzione di Ginevra
stabilisce, ad esempio, che sono vietati:
-
"punizioni collettive" (art. 33)
-
"trasferimenti forzati di massa” (art.
49)
-
"la distruzione di beni [...] salvo
quando tale distruzione sia assolutamente necessaria" (art.
53)
Tuttavia, Israele ha fatto regolarmente ricorso
alla Dottrina Dahiya
negli ultimi decenni.
È stata impiegata nella guerra in Libano del
2006 e nelle guerre di Gaza del 2008-2009, 2012, 2014 e 2023,
dove ha causato centinaia di morti tra i civili e un'enorme
distruzione.
Lo utilizzò anche durante
l'assedio di Beirut nel 1982 e
durante il suo intervento nella
guerra civile
libanese (1975-1990).
Israele ha devastato la città per sette
settimane fino a quando non ha espulso
l'Organizzazione per la Liberazione della
Palestina.
La Dottrina Dahiya, a sua volta, spiega in parte
perché dal 1988
quasi il 90% delle vittime del
conflitto israelo-palestinese siano palestinesi.
Esistono numerosi esempi di leader israeliani che sostengono questa
politica.
Nel febbraio del 2009, l'allora Primo Ministro israeliano, Ehud
Olmert, minacciò una "risposta
sproporzionata" ai lanci di razzi da Gaza da parte delle
milizie palestinesi.
Anche l'attuale Primo Ministro, Benjamin Netanyahu, ha
affermato che è necessaria una risposta "forte
e sproporzionata" all'attacco di Hamas del 7 ottobre.
Giorni dopo quell'attacco, durante i primi giorni dei bombardamenti
su Gaza, il portavoce militare israeliano ha riconosciuto che
l'obiettivo delle forze israeliane era "causare
danni, non essere precisi".
Le Nazioni Unite e diverse ONG
hanno avvertito che Israele potrebbe commettere crimini
nell'attuale guerra di Gaza. Amnesty International, ad esempio,
mette in guardia contro attacchi "illegittimi
e indiscriminati" da parte delle Forze di Difesa
Israeliane (IDF).
L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani
afferma inoltre di temere che con i bombardamenti israeliani,
come quello sul campo profughi di Jabalia del 31 ottobre, vengano
commessi crimini di guerra,
"considerando l'elevato numero di vittime
civili e il grado di distruzione."
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