di Pepe Escobar

20 Maggio 2019

dal Sito Web TheSaker

traduzione di Nicoletta Marino

Versione originale in inglese

Versione in spagnolo

 

 

 

 

 

 

 

Parliamo di una esibizione grafica di soft power:

Beijing questa settimana è stata la sede della Conferenza del Dialogo delle Civiltà Asiatiche.

Organizzato sotto la supervisione diretta del presidente Xi Jinping, si è svolta durante un "festival della Cultura Asiatica".

 

Chiaramente ci sono state delle sfumature di dubbio, ma ciò che realmente importava era ciò che lo stesso Xi doveva dire alla Cina e a tutta l'Asia. Nel suo discorso di apertura il leader cinese ha sottolineato che una civiltà che si impone sull'altra, è "stupida e devastante".

 

Nel concetto di Xi per un dialogo tra civiltà, ha fatto riferimento al New Silk Roads, o Belt and Road Initiative (BRI), come programmi che

"hanno ampliato i canali di scambio di comunicazioni".

Il comportamento e la razionalità di Xi sono sinonimi di un chiaro messaggio in contrasto con la campagna "Make America Great Again" del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

 

 

 

 

Ovest contro Est e Sud

 

Confronta e contrapponi i commenti di Xi con quanto successo in un forum sulla sicurezza a Washington solo due settimane prima.

 

Una burocrate, Kiron Skinner, direttrice per la Pianificazionedel Dipartimento di Stato, ha definito la rivalità tra Stati Uniti e Cina come uno,

"scontro di civiltà" e "una lotta con una civiltà e un'ideologia relamente diverse mai fatta prima dagli Stati Uniti".

E poi ancora peggio.

 

Questa civiltà "non era caucasica", un riportare a galla in modo poco sottile del secolo XXI sul "pericolo giallo" (ricordiamo il Giapone non caucasico della Seconda Guerra Mondiale fu "il pericolo giallo" originale).

 

Dividere e governare, in aggiunta col razzismo, spiega la miscela tossica che si è incorporato nella narrativa egemonica degli Stati Uniti per decenni.

 

La miscela risale a The Clash of Civilizations and The Remaking of World Order, di Samuel Huntington, pubblicato nel 1996.

 

La pseudo-teoria di Huntington, derivante da qualcuno che non sapeva molto sulla complessità multipolare dell'Asia, senza menzionare le culture africane e sud americane, fu screditatto senza pietà da vaste frangie del Sud globale.

 

In effetti Huntington non propose nemmeno il concetto originale e difettoso.

 

Quello è stato un lavoro dello storico e commentarista angloamericano Bernard Lewis, che in America si fa passare come un guru del Medio Oriente.

 

 

 

 

Dividi, governa, conquista

 

Come Alastair Crooke, il fondatore del Foro sui Conflitti ha delineato ciò che Lewis predicò sistematicamente la divisione e il governo, impregnato di razzismo negli stati islamici.

 

Fu un fervente difensore del cambiamento di regime in Iran e la sua ricetta per trattare con gli Arabi fu "colpirli negli occhi con un grosso bastone", perché nella sua visione del mondo, l'unica cosa che si rispetta è il potere.

 

Crooke ci ricorda che dalla decade degli anni 60, Lewis è stato un maestro nel individuare parti vulnerabili nelle

"differenze religiose di classe ed etniche come la paura di porre fine a tutti gli stati del Medio Oriente".

Lewis es un eroe all'interno di un ambito, ambito che comprende

  • L'ex-vicepresidente degli Stati Uniti Dick Cheney

  • L'attuale (2019) Segretario di Stato degli USA Mike Pompeo...

Allora, viviamo nell'era del "ritorno di Lewis".

 

Dato che il mondo islamico è in gran parte sottomesso, in letargo o in agitazione, lo scontro delle civiltà di base si applica, in scala ridotta, a contenere o distruggere l'Iran sciita.

 

Nel frattempo, lo scontro reale, come insiste il Dipartimento di Stato è con la Cina...

 

Huntington, il vice Lewis, non ha compreso la Russia nell'Occidente. Il Dipartimento di Stato revisionista lo fa. Al contrario, come si potrebbe giustificare il "Nixon in reverse"?

 

("Nixon al contrario", ricordiamo, è la raccomandazione Kissingeriana per il presidente Donald Trump: Applicare, dividere e governare tra Russia e Cina, ma questa volta seducendo la Russia).

 

Anche a un Pentagono revisionista ritorna in mente il concetto "Indo-Pacifico". L'unica giustificazione per l'amalgama è che queste due zone devono condurre una politica estera "suggetta all'egemonia statunitense".

 

La logica è sempre dividere e governare e lo scontro di civiltà, divisioni che provocano il caos in tutta la Eurasia.

 

Però questa strategia si sta applicando nel contesto di una congiuntura storica cruciale:

L'era in cui il BRI si sta configurando come la lista dei passeggeri per l'integrazione pregressiva dell'Eurasia.

 

 

 

Quo vadis, Umanità?

 

Non è difficile individuare il più lieve dei sorrisi sui volti degli strateghi cinesi quando esaminano "The Big Picture" dal punto di vista dei 5.000 anni di civiltà.

 

Nell'Occidente cristiano come l'unica lista dei passeggeri per liberare l'umanità dal male- di fatto, la fondazione per la Pax Americana - è considerata come una fiction divertente nel migliore dei casi.

 

Questa fiction adesso sembra assolutamente pericolosa, che sguazza nell'eccezionalità e nella demonizzazione "dell'Altro" con innumerevoli forme.

 

"L'Altro" - dalla Repubblica Islamica dell'Iran alla Cina atea, per non parlare della Russia "autocratica" - si classifica come una manifestazione del "male"...

 

La Cina al contrario, è politeista, pluralista, multipolare, che comprende il confucianismo, il buddismo e il taoismo. Questo si riflette nell'impulso attuale verso un sistema mondiale multipolare.

 

Ciò che importa è l'unità nella molteplicità, come XI ha detto nel suo discorso di apertura. Nell'unità troviamo la Cina e la Persia, due antiche civiltà, non per caso vincolate dall'antica Via della Seta e che la pensano in maniera uguale.

 

Poi abbiamo lo stato disastroso del pianeta, che rimpiccolisce lo spaventoso spettacolo attuale della pazzia politica.

 

Il geografo di UCLA e autore di best sellers mondiali Jared Diamond non è molto preciso, però stima che c'è un 49% di probabilità,

"che il mondo come lo conosciamo collasserà circa nel 2050".

Secondo quanto concretizzato dall'autore Nafeez Ahmad:

"Durante gli ultimi 500 anni, più o meno, l'umanità ha eretto una civiltà di crescita senza fine basata su un mosaico particolare di cosmovisioni ideologichem valori etici, strutture politiche e economiche e comportamenti personali.

 

Questo è un paradigma che eleva la visione degli esseri umani come unità materiali scollegate, atomiste e in competizione che cercano di minimizzare il proprio consumo di materiale coem meccanismo principale per l'autogratificazone".

Cio che stiamo vivendo adesso non è uno scontro tra civiltà, è una crisi della civiltà.

 

 

 

 

Se non si cambia il paradigma sotto il quale la maggior parte dell'uanità sopravvive - e ci sono poche prove che sia così - non rimarrà nessuna civiltà con cui scontrarsi...